“Luke, io sono tuo padre”.

“Luke, io sono tuo padre”. Una carriera in una frase. La celebre e straniante battuta de L’Impero colpisce ancora segna la paternità di un lungo percorso d’attore. Dietro la maschera di Dart Vader (Dart Fener) si nasconde la voce possente e pastosa di Massimo Foschi, capace di essere imponente e tremenda, ma anche di celare una possibilità di bene in un personaggio talmente malefico. Voce, volto, corpo. Attore assoluto, Foschi esalta l’equilibrio tra suono e presenza, dichiarandosi contrario alla categorizzazione degli interpreti. Non esistono attori di teatro, né doppiatori, ma professionisti che rispondono all’unica definizione possibile di “attore”. La sua esperienza è un esempio fluido ed eterogeneo di attore poliedrico. In teatro ha lavorato con Pasolini, ha messo in scena Shakespeare sotto la guida di Strehler, al cinema è stato diretto da Zeffirelli e Petri, davanti al leggio ha preso parte a tutti i doppiaggi dei film di Kubrick, interessato in prima persona nella scelta delle voci nella versione italiana delle sue opere. È stata la voce calda e baritonale di Gregory Peck, Donald Sutherland e Max von Sydow, eppure il pubblico lo ferma per strada e lo chiama al telefono pur di tornare in quella “galassia tanto tanto lontana” e riascoltare il respiro di Dart Vader (Dart Fener), con le sue frasi leggendarie che vanno oltre il tempo e lo spazio del cinema.

Il cinema tra palco e leggio Massimo Foschi nasce a Forlì il 2 gennaio 1938. La sua passione per la recitazione passa attraverso l’amore per la poesia. Da giovane Foschi scrive e recita i suoi poemi per poi iscriversi all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma. L’esperienza in accademia ne esalta le doti teatrali, dando inizio ad una costante carriera sui palchi della capitale e di Milano. Mentre il teatro ed il doppiaggio continuano a rappresentare il principale campo d’azione di Foschi, negli anni ’60 e ’70 la televisione lo adotta per diversi sceneggiati, considerati al tempo “pedagogici” per un pubblico ancora da educare ed istruire. La prima esperienza cinematografica significativa arriva con un ruolo minore ne Il medico della mutua (1968), mentre nel successivo e profetico film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) affianca Gian Maria Volonté con un personaggio di maggior spessore in un’opera premiata con l’Oscar al miglior film straniero. In seguito veste due volte i panni sacri, prima nelle vesti di cardinale in Fratello sole, sorella luna (1972) di Zeffirelli, poi in quelle di il frate in Giordano Bruno (1975). La seconda metà degli anni ’70, particolarmente prolifica, vede Foschi impegnato in Ultimo mondo cannibale (1977), Holocaust 2000 (1997) e in Nove ospiti per un delitto (1977). Il teatro torna a fondersi col cinema sia con Il principe Homburg (1984) sotto la regia di Lavia che con Otello (1986) , in cui Zeffirelli rispolvera la familiarità di Foschi con i testi shakespeariani. L’intenso rapporto con il cinema, al contrario del doppiaggio e del teatro, si interrompe nel corso degli anni ’90, per poi riprendere di recente con La città ideale (2012), convincente esordio alla regia di Luigi Lo Cascio e l’apocalittico Pandemia (2011), in cui recita assieme a suo figlio Marco, questa volta senza porre inquietanti dubbi sulla sua paternità.

Massimo Foschi sarà ospite Reunion per informazioni e prenotazioni http://www.stic.it/eventi/REUNION/index.html #reunionIT2019